Dalla sauna che fa dimagrire a tutto il pesce è pieno di mercurio. Il portale ISS Salute dell’Istituto Superiore di Sanità ha smascherato le bufale più diffuse sul web che riguardano l’alimentazione fornendo spiegazioni scientifiche per capire che cosa è vero e che cosa è falso

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Desideri perdere qualche chilo di troppo? Fai una bella sauna!

FALSO – Una credenza comune sostiene che l’uso della sauna favorisca il dimagrimento aiutando a bruciare calorie. Sicuramente fare una sauna può portare molti benefici al nostro corpo sia fisici che mentali. L’enorme fonte di calore presente in una sauna, permette infatti di migliorare la traspirazione, rilassare la muscolatura e depurare la pelle. Tutto questo non permette però di affermare che facendo la sauna sia possibile dimagrire. Si tratta infatti solo di una pura e semplice sensazione dovuta al fatto che nella sauna (date le alte temperature e la presenza di vapore) si suda. Ma sudare non corrisponde a dimagrire. Il sudore, infatti, non è collegato con la perdita di grasso o con un consumo maggiore di calorie ma porta ad una notevole perdita di liquidi e sali minerali. Questi però, nell’arco di poche ore, vengono reintegrati dal nostro stesso organismo non appena si beve dell’acqua o una bibita, riportando il peso esattamente ai valori precedenti. Affinché sia dunque possibile ottenere qualche risultato sul proprio peso corporeo facendo la sauna, è necessario associarvi una giusta dose di esercizio fisico, reintegrare i liquidi persi con degli integratori salini e seguire un adeguato e sano stile alimentare

Mangiare cibi senza glutine è salutare

FALSO – In assenza di patologie che giustifichino l’eliminazione dalla dieta di cibi contenenti glutine, è consigliabile consumare tali cibi per non privarsi dei nutrienti in essi contenuti. Negli Stati Uniti (e non solo) si sta diffondendo la moda della dieta senza glutine, anche tra coloro che non soffrono di celiachia; secondo i suoi sostenitori questo tipo di dieta sarebbe più salutare e aiuterebbe a perdere peso. In realtà non è così. Vediamo perché. La celiachia è una forma di intolleranza permanente al glutine che provoca distruzione dei villi intestinali, con conseguente malassorbimento intestinale: l’intestino non è più in grado di assorbire ferro, minerali, grassi e vitamine. Per un celiaco, una dieta priva di glutine, è fondamentale per evitare di sviluppare gravi carenze nutrizionali. Al contrario, in assenza di una diagnosi di celiachia fatta da un medico con gli opportuni accertamenti clinici e diagnostici, privarsi di cibi contenenti glutine non è consigliato . Innanzitutto perché rimuovere i cereali contenenti glutine, come frumento, orzo e farro dalla propria dieta significa privarsi non solo delle principali fonti di carboidrati complessi, ma anche dei minerali, delle vitamine, delle proteine e delle fibre alimentari in essi contenuti .

In secondo luogo, utilizzare prodotti senza glutine (gluten-free) per chi non ha problemi di celiachia, porta con sé qualche inconveniente anche per la linea. I prodotti senza glutine in commercio sono, infatti, più calorici del corrispondente alimento contenente glutine, perché addizionati di grassi. Inoltre, questi prodotti hanno un più alto indice glicemico, quindi portano ad un maggior aumento dello zucchero nel sangue dopo il loro consumo, e contemporaneamente hanno un minor effetto saziante. Infine, i cibi gluten-free hanno spesso un minore contenuto di fibre, sali minerali e vitamine.

 

Tutto il pesce è pieno di mercurio

FALSO – l rischio di riscontrare livelli di mercurio tali da costituire un pericolo per l’organismo esiste solo per alcune specie di pesce e per alcune categorie di consumatori . In Italia, comunque, l’importazione ed il commercio di prodotti di origine animale sono sottoposti a rigidi controlli . Il contenuto di mercurio nel pesce cambia a seconda della specie: i pesci predatori di grossa taglia, comepesce spada e tonno, sono più facilmente contaminati da mercurio rispetto ai pesci più piccoli. Alte concentrazioni di mercurio nell’organismo possono risultare tossiche per il sistema nervoso dei bambini e durante l’età fetale. Soprattutto per alcune categorie di consumatori, come bambini, donne in età fertile, donne in gravidanza e durante l’allattamento, l’autorità europea per la sicurezza alimentare (European Food Safety Authority, EFSA) consiglia di consumare pesce 2-3 volte a settimana, variandone le specie e limitando il consumo di quelle che potrebbero avere un maggiore contenuto di metilmercurio, come i grossi predatori (squali, pesce spada, luccio, tonno e nasello).In virtù delle sue proprietà nutritive, è svantaggioso/esagerato eliminare totalmente il pesce dalla propria dieta per il timore di assumere mercurio: il pesce, infatti, è ricco di proteine facilmente digeribili ed è, inoltre, fonte di vitamine del gruppo B, D e A e di acidi grassi omega 3 con benefici effetti sul cuore . È importante perciò non privarsene a tavola, ma imparare a consumarlo variando il più possibile le specie e le tipologie di pesce.

 

Per dimagrire basta saltare i pasti

FALSO – Saltare i pasti per dimagrire è un metodo che non funziona e non fa bene alla salute. È pensiero comune che saltare i pasti sia un metodo valido ed efficace per perdere peso, e purtroppo questa pratica viene sperimentata da molti. Si crede che privando l’organismo di calorie e nutrienti durante la giornata si avrà una riduzione della massa grassa. In realtà quello che accade è l’opposto: il corpo, privato di cibo, va in allerta e rallenta il dimagrimento. Quando si salta un pasto avviene un fisiologico calo di zuccheri nel sangue, con due conseguenze importanti: in primo luogo, il cervello è spinto a desiderare cibo, con un senso irrefrenabile di fame, e soprattutto, ciò che aumenta è il desiderio di carboidrati per mantenere gli zuccheri a valori normali. Perciò, dopo aver saltato un pasto, non solo si arriva più affamati a quello successivo, ma si ha la tendenza ad abbuffarsi di cibo spazzatura. L’abitudine prolungata a saltare la colazione, il pranzo o la cena, nel tempo, fa perdere massa magra, e aumentare massa grassa, determinando anche un rallentamento del metabolismo. L’abitudine di saltare i pasti è quindi, per più aspetti, una scelta non salutare.

Mangiare, invece, cibi nutrienti durante tutto il giorno, in porzioni più piccole, stabilizza i livelli di zucchero nel sangue e porta a seguire una dieta più sana e favorevole alla perdita di peso. Anziché saltare i pasti sarebbe, quindi, meglio nutrirsi con 5-6 piccoli pasti durante la giornata, scegliendo tra cibi con calorie e grassi limitati, ma con buone quantità di proteine ed elementi nutritivi vitali. Organizzare un piano alimentare facile da seguire, con consumo di alimenti ogni 3-4 ore, può rivelarsi molto utile per la salute e anche per il controllo del peso

 

La pasta fa sempre ingrassare, l’ananas fa dimagrire

FALSO – Non esistono alimenti buoni né cattivi: tutti gli alimenti vanno inseriti, nelle giuste proporzioni, nell’ambito di una dieta sana e varia. La frutta è un alimento indispensabile per il nostro organismo ed è consigliabile consumarne almeno 3 porzioni al giorno accompagnate dal consumo quotidiano di almeno 2 porzioni di verdura. Tuttavia, non esistono alimenti che fanno dimagrire o che siano completi dal punto di vista nutritivo: l’alimentazione deve, quindi, essere varia e rapportata alle condizioni della persona e all’attività fisica che svolge. Escludere completamente alcuni alimenti dalla propria dieta per più di 7-10 giorni può provocare gravi carenze nutrizionali. Questo vale, in particolar modo, per i carboidrati complessi (presenti in pasta e pane): essi sono la principale fonte di energia per il nostro organismo e possono essere alleati per il controllo del peso perché sono gli alimenti che maggiormente contribuiscono alla sensazione di sazietà . Inoltre, pane e pasta, specialmente se integrali, contenendo fibra favoriscono il transito intestinale e proteggono dallo sviluppo dei tumori del colon. In conclusione, in un’alimentazione equilibrata il 60% circa delle calorie quotidiane dovrebbe provenire dai carboidrati ed almeno i 3/4 dovrebbero essere assunti sotto forma di carboidrati complessi.

 

Lo zucchero di canna è migliore di quello bianco

FALSO – Nessuno studio scientifico ha mai provato che lo zucchero di canna apporti maggiori benefici rispetto allo zucchero bianco. Entrambi i tipi di zucchero contengono, infatti, esattamente la stessa molecola, il saccarosio, per cui sono equivalenti. Quante volte al bar al momento di dolcificare il tè o il caffè abbiamo sentito chiedere al barista «Per favore può darmi lo zucchero di canna? È migliore di quello bianco». In realtà, mentre lo zucchero bianco contiene solo saccarosio, quello bruno contiene anche qualche residuo di melassa (tra l’1-5% a seconda dei tipi di zucchero grezzo in commercio) che gli dà un aroma un po’ diverso. Il saccarosio, può essere estratto sia dalla canna da zucchero che dalla barbabietola da zucchero. La molecola estratta è esattamente la stessa, ma diversi sono i residui e le impurezze che, prima della raffinazione finale, sono ancora presenti nel prodotto grezzo e che alla fine rimangono nella melassa. I residui della barbabietola non sono molto gradevoli e per questo il saccarosio derivante da essa viene completamente purificato. Quelli presenti nella canna da zucchero, invece, sono apprezzabili al palato. Lo zucchero di canna quindi può subire vari gradi di raffinazione e portare a prodotti leggermente diversi, dallo zucchero bianco, identico a quello di barbabietola, a prodotti più scuri.

Nella melassa sono presenti, in quantità molto basse, alcuni minerali e vitamine, ma poiché di zucchero se ne assumono giornalmente piccole dosi, queste sostanze presenti nello zucchero di canna non apportano particolari benefici all’organismo. Il processo industriale al quale viene sottoposto lo zucchero per diventare bianco non danneggia il prodotto, estraendo solo il saccarosio dalle impurità presenti nella melassa.

 

Hai bisogno di ferro? Mangia tanti spinaci

FALSO – Gli spinaci non sono una buona fonte di ferro per l’organismo. Infatti, gran parte del ferro in essi contenuto è inutilizzabile come nutriente perché presente insieme a sostanze che ne inibiscono l’assorbimento nell’intestino. La credenza popolare che gli spinaci siano un’ottima fonte di ferro è, probabilmente, dovuta in parte alla larga diffusione mediatica che hanno avuto alcune pubblicità e cartoni animati. Il ferro è il minerale più abbondante del nostro organismo e gioca un ruolo decisivo nella formazione dei globuli rossi. I valori consigliati di assunzione sono pari a 10 mg al giorno per adulti maschi e anziani e a 18 mg per le donne durante tutto il periodo dell’età fertile. Si stima che nel mondo circa 2 miliardi di persone (più del 30% della popolazione mondiale, sia nei paesi industrializzati che in quelli in via di sviluppo) siano anemici e, buona parte di questi, a causa della carenza di ferro. In questi casi è consigliabile, dietro consiglio del medico, una dieta che supplementi la carenza di ferro.

Il ferro è presente negli alimenti in due forme chimiche; una più facilmente assimilabile è contenuta in abbondanza nella carne e nel pesce, mentre quello presente nei vegetali e nelle uova non si assimila facilmente. Inoltre, il ferro contenuto negli spinaci, anche se abbondante (2,9 mg di ferro per 100 grammi di prodotto fresco non bollito), non può essere utilizzato dall’organismo a causa della presenza di sostanze che impediscono il suo assorbimento. Tali sostanze, però, possono essere inattivate con la cottura. Inoltre, la vitamina C e, più in generale, gli alimenti acidificanti come il limone, ne migliorano comunque l’assorbimento . Gli spinaci, comunque, rappresentano una buona fonte di vitamine, acido folico (utile al sistema immunitario, alla produzione di globuli rossi e a favorire il rinnovamento delle cellule) e cellulosa (che aiuta l’intestino a svolgere correttamente il suo “lavoro”).

 

I prodotti del contadino sono più sicuri e genuini degli altri

FALSO – I controlli che vengono effettuati lungo tutta la filiera alimentare, dai campi alla tavola, garantiscono che i prodotti commercializzati negli esercizi autorizzati alla vendita siano sicuri per la salute. Additivi, coloranti e procedimenti industriali sono normati da Regolamenti europei atti a non far arrivare sulla nostra tavola prodotti nocivi per la salute. Ad esempio, per quanto riguarda i prodotti di origine vegetale, al momento della messa in commercio essi non devono contenere livelli di fitosanitari (come pesticidi e antiparassitari) superiori ai limiti massimi consentiti dalla legge . Per garantire ciò, Carabinieri, Aziende Sanitarie Locali-ASL e Corpo Forestale dello Stato, sotto il coordinamento della Direzione Generale per l’Igiene e la Sicurezza degli Alimenti e la Nutrizione del Ministero della Salute, effettuano numerosi controlli. I prelievi vengono effettuati in centri di raccolta aziendale e cooperativi, mercati generali specializzati e non, depositi all’ingrosso, ipermercati e supermercati . Questo sistema di controllo garantisce, per i prodotti che vengono acquistati negli esercizi regolarmente autorizzati (come supermercati, negozi alimentari e mercati specializzati e non), un elevato livello di qualità e di sicurezza per il consumatore.

 

Le barrette energetiche possono sostituire un pasto

FALSO – Nessun prodotto dovrebbe sostituire, se non per periodi limitati e all’interno di un regime dietetico ipocalorico controllato, un pasto completo. Il mix di vitamine e micronutrienti presenti nei pasti sostitutivi non riproduce sulla salute tutti gli effetti di una dieta sana e bilanciata. Il sostitutivo di un pasto dovrebbe essere inserito all’interno di una dieta ipocalorica sana, in funzione dell’obiettivo prefissato. In commercio esistono più di 4500 opzioni, tra integratori, barrette e bibite, ma nessuna di queste rappresenta un valido sostituto in una dieta sana e bilanciata. Possono sicuramente vantare buone proprietà nutritive per composizione, ed essere utilizzati con altri scopi, ma difficilmente hanno la completezza di un pasto equilibrato e sano. I cibi sono molto complessi dal punto di vista nutrizionale per essere riprodotti in laboratorio ed è impossibile inserire tutte le sostanze in essi contenute in una compressa, tavoletta o soluzione. Gli integratori sono utili in caso di aumentato bisogno di alcuni nutrienti, come accade in gravidanza per l’acido folico, in caso di abbondanti flussi mestruali per il ferro o in certe condizioni, quali osteoporosi, per la vitamina D, o per la vitamina B12 nella dieta vegetariana. Tuttavia, è bene ricordare che gli integratori possono dare interazioni con alcuni farmaci e che l’eccesso di taluni nutrienti, ove gli integratori non vengano usati secondo le modalità d’uso indicate in etichetta, potrebbe avere effetti negativi sulla salute.

 

I cibi grassi e i latte sono un toccasana per la gastrite

FALSO – I cibi grassi non sono un rimedio per la gastrite anzi… sono addirittura sconsigliati! L’elevato contenuto in grassi di questi alimenti riduce lo svuotamento dello stomaco rendendo la digestione più lunga. I cibi, in particolare le proteine, vengono digeriti nello stomaco per azione di succhi gastrici e particolari enzimi. I grassi, invece, la cui digestione avviene successivamente nell’intestino, si raccolgono in grosse gocce oleose che, non essendo solubili nei succhi gastrici e non essendo attaccate da acidi ed enzimi, rimangono in sospensione. Ciò determina un allungamento dei tempi di transito del cibo determinando un prolungato contatto delle pareti dello stomaco con gli aggressivi succhi gastrici . È, quindi, consigliabile per chi soffre di gastrite evitare cibi come carni grasse o trasformate nonché formaggi, soprattutto se fermentati o molto stagionati. Anche la panna, le fritture o le cotture troppo prolungate possono far male per lo stesso principio.Anche con latte e latticini è bene fare attenzione! È credenza comune pensare che in caso di gastrite, bere un bel bicchiere di latte sia la soluzione migliore. Essendo un cibo con un pH abbastanza neutro (6 – 6,8), il latte può dare, effettivamente, un immediato senso di sollievo andando a tamponare l’acidità del contenuto gastrico. Tuttavia, soprattutto il latte intero, è ricco di grassi che come abbiamo già detto rallentano lo svuotamento dello stomaco. Esercita quindi un effetto positivo nell’immediato ma, dopo il beneficio iniziale, possono ricomparire i fastidi. Pertanto, in caso di gastrite, esofagite o duodenite è necessario concordare con il medico una dieta adeguata dalla quale vengano allontanati tutti i cibi e le bevande (come alcol e bevande contenenti caffeina) che possono accentuare l’irritazione delle pareti dello stomaco. A proposito… anche il fumo può peggiorare i sintomi, una ragione in più per smettere.